Qualche settimana fa ho reinstallato un feed reader su mobile (si lo so, sono un Boomer).

Non per nostalgia. Non perché qualcuno me l'ha consigliato. L'ho fatto perché quando aprivo LinkedIn o Twitter il feed era diventato un flusso continuo di fuffa confezionata bene. BREAKING, svolta epocale, non puoi non sapere questo… roba prodotta in serie, ottimizzata per il click, dimenticabile nel giro di un'ora. AI influencer che sparano insight ogni giorno, thread con i dieci tool che cambiano tutto, post scritti dall'AI su come usare l'AI.

Il problema è che si è quasi azzerato il costo di pubblicare qualcosa. Prima per fare rumore ci voleva comunque un po' di sforzo. Adesso no. Adesso chiunque può produrre dieci post al giorno con i ganci giusti, le domande retoriche nel posto giusto, il tono calibrato per farti fermare lo scroll. E lo fanno. In massa.

Il risultato è che il segnale è sparito sotto il rumore.

Quindi sono tornato a RSS. E funziona, o almeno in parte. -_-

Il problema che RSS non ha mai risolto

RSS non è la risposta ovvia a tutto quello che è andato storto.

È uno strumento eccellente per seguire quello che già conosci. Selezioni le fonti, le aggiungi al reader, e da quel momento non ti sfugge nulla. Controllo totale, zero algoritmi, zero manipolazione. Ma questo è esattamente anche il suo limite.

I social, con tutti i loro difetti, risolvevano un problema che RSS non ha mai nemmeno provato ad affrontare: la scoperta. Quella cosa che ti capita addosso inaspettata, un articolo fuori dal tuo radar, una persona che non avresti mai cercato, un'idea che non sapevi di volere. Con RSS non arriva. Il tuo perimetro di idee rimane quello che era prima, forse più curato, forse più silenzioso, ma identico.

La scoperta non è un optional. È il modo in cui impari cose che non sapevi di non sapere.

I social lo avevano capito, e lo avevano monetizzato. Prima in modo abbastanza innocuo, ti mostrano quello che piace ai tuoi contatti, scopri roba nuova. Poi gli algoritmi sono diventati più sofisticati, l'obiettivo si è spostato dall'utilità all'engagement, e da lì in poi sappiamo come è andata.

Ma il bisogno che soddisfacevano era reale. E RSS non lo soddisfa.

Cosa ha cambiato l'AI

Per anni il sistema ha retto su un equilibrio fragile ma funzionante: produrre contenuto di qualità costa tempo e attenzione, quindi c'è un filtro naturale. Non perfetto, ma reale.

L'AI ha rotto quell'equilibrio.

Il costo di produzione è praticamente zero. Puoi generare un articolo SEO in trenta secondi, un thread di LinkedIn in dieci. E non è che il contenuto sia palesemente brutto… è mediocre nel senso più preciso del termine. Non abbastanza sbagliato da essere ignorato, non abbastanza buono da valere il tempo che ci hai messo a leggerlo.

Quando il costo di produzione va a zero, il sistema si riempie. È quasi inevitabile. Il volume aumenta, il rapporto segnale/rumore crolla, e gli algoritmi, che già ottimizzavano per l'engagement invece che per la qualità, diventano ancora meno affidabili come filtro.

Il risultato è quello che vedo ogni giorno: feed pieni di contenuto che sembra scritto da qualcuno, ma non si capisce bene da chi, su argomenti che sembrano rilevanti ma non lo sono, con toni calibrati per farti reagire invece che per dirti qualcosa di utile.

La fuga verso RSS ha senso. È razionale. Ma non risolve il problema della scoperta, semplicemente lo ignora.

Quello che sta tornando, lentamente

Le persone non stanno cercando meno contenuto. Stanno cercando contenuto di cui si fidano.

Non è più “questa testata è affidabile”, è più concreto… conosco questa persona, e quando pubblica qualcosa so già che vale la pena leggerlo.

Le newsletter funzionano esattamente per questo. Non perché il formato sia migliore. Ma perché c'è un patto implicito: qualcuno ha scelto di scrivere, qualcun altro ha scelto di iscriversi. Non c'è un algoritmo in mezzo. C'è una relazione diretta tra chi scrive e chi legge.

Lo stesso vale per i blog personali, per le community tematiche. Posti dove c'è ancora qualcuno che risponde di quello che scrive. Persone, non algoritmi. Qualcuno che filtra perché gli interessa, non perché ci guadagna.

Il paradosso del controllo

Quindi dove mi porta tutto questo?

RSS mi ha restituito pace. Apro il reader e trovo quello che ho scelto io, nell'ordine in cui è stato pubblicato, senza nessuno che decide al posto mio cosa è rilevante.

Ma il controllo totale ha un costo. Mi isola. Smetto di essere esposto a cose che non avrei cercato. Gli algoritmi erano rumorosi, manipolativi, ottimizzati per tenermi incollato. Ma ogni tanto trovavano qualcosa che valeva. Quella funzione adesso manca.

La risposta giusta probabilmente non esiste ancora. O almeno io non l'ho trovata. Qualcosa che ti aiuti a scoprire cose nuove senza che il suo unico obiettivo sia tenerti incollato allo schermo.

RSS, in tutto questo, non è la soluzione. È uno strumento utile, ma parziale.

Forse il problema non era il feed? Forse sono io ad aver perso il filo di cosa mi interessa davvero?